lunedì 13 maggio 2013

La paura di cambiare


Spesso ci ritroviamo a pensare che i nostri valori e le nostre convinzioni debbano in qualche modo essere stabili se vogliamo essere a nostra volta delle persone “solide” e il ritrovarsi improvvisamente su un terreno instabile può farci insorgere ansia.  Abbiamo quindi paura dell’ignoto, paura di cambiare. Ma il cambiamento è inevitabile in ognuno di noi.
Quello che può accadere quando si prende in considerazione l’idea di cambiare è che ci troviamo di fronte ad atteggiamenti mentali o opinioni radicate che indeboliscono la motivazione, ma raramente queste opinioni risultano valide.
Sono molte le frasi che sottendono questa paura del cambiamento, una frase che si usa dire spesso è: “Mio marito/moglie è incapace di cambiare”. E’ ovviamente una frase limitante, perché tutti cambiamo, continuamente. Non esistono persone incapaci di cambiare.
La difficoltà nel prendere una decisione è a volte sinonimo di “paura del cambiamento”, ma anche se non intraprendiamo nessuna azione, alla fine cambieremo, volenti o no.
Comunque sia, le cellule del nostro corpo sono in continua evoluzione: ogni tre mesi circa tutte loro subiscono un radicale cambiamento. Anche se ci sottoponessimo a continui lifting e cure di bellezza, invecchieremo, non è possibile quindi non cambiare.
Il cambiamento è una componente essenziale della nostra vita (Pandiscia, 2011) non possiamo però dire la stessa cosa del miglioramento, perchè questo dipende da noi.

Per approfondimento consigliamo il libro: 


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lunedì 29 aprile 2013

La coppia tra tradimenti e passione


In passato i coniugi, anche se abitavano sotto lo stesso tetto, vivevano comunque in due mondi separati: i loro compiti erano nettamente distinti e i loro ruoli erano totalmente diversi da quelli attuali. Il partner rivestiva un ruolo specifico: marito/moglie, padre/madre, non inquadrato in quello che potremmo definire oggi con il termine “persona”. Non c’era il bisogno di comunicare, di costruire un’intimità (spesso minata dalle famiglie patriarcali) o di conoscersi a fondo, bastava rispettare ognuno le proprie regole per essere un buon padre di famiglia (o madre). La motivazione del matrimonio era fare figli, di conseguenza poneva in secondo piano il partner in quanto individuo. Ognuno dei partner era invitato a rinunciare alla propria individualità a favore della famiglia. Oggi l’intimità e la comunicazione, sono elementi essenziali (e non facili) della coppia, perché l’uomo e la donna hanno due modi di vedere le cose e di comunicare molto diverso. Difficilmente viene spiegata questa diversità, che può essere fonte di grande arricchimento se la si sa affrontare ma anche di grande sofferenza se la ignoriamo.
A questa complessità di base va poi aggiunto il processo di emancipazione della donna, che non vuole più di ricevere dal proprio partner solo un tetto e una sicurezza materiale, ma ha anche altre richieste: sessuali, sentimentali e di ascolto, che non sempre si è in grado di capire e soddisfare, anche perché l’uomo si trova spiazzato da tale evoluzione, visto il suo ruolo è da secoli radicato in compiti diversi.
Vi è un bisogno profondo di intimità, di comunicazione, di ascolto, che non può essere soddisfatto da rapporti occasionali e richiede una qualche forma di continuità, meno rigida però di quella tradizionale. Ovvio che non esistono soluzioni universali, non possiamo dare in questo libro soluzioni valide per tutti, anche perché non ne esistono, ma possiamo trovare alcuni direzioni in cui è bene procedere. Ogni individuo e ogni coppia dovrebbe trovare una propria via di realizzazione: per alcuni è il matrimonio, per altri la convivenza, ciò che conta, è la consapevolezza e l’impegno con cui la coppia vive la sua scelta. Non è un caso che negli USA quasi il 70% dei matrimoni finisce in un divorzio. In Italia la percentuale al momento è molto più bassa, però è anche in costante crescita. Bisogna individuare alcuni principi nuovi sul come vivere le relazioni di coppia, ed essi dovranno ispirarsi a grande tolleranza e flessibilità. Bisogna tener conto che ogni partner è diverso dall’altro, ha una sua unicità e individualità, quindi ciò che va bene per uno, può non andare bene per l’altro.
La coppia di oggi, non si limita più alla famiglia e alla procreazione, infatti mette in atto altre dimensioni che portano ad un confronto di personalità e mentalità tra i membri che la compongono e tale scambio comunicativo può evolversi sia come crescita sia come scontro. Quando ci si conosce, all’inizio di una relazione, ognuno vuol fare una buona impressione, e tende a mostrare quella che definiamo la parte “migliore” di sé. Non è un caso che nell’innamoramento ognuno vede nell’altro qualità che sono a volte inesistenti, idealizzandolo, ma presto o tardi emergeranno anche altri aspetti della personalità. E’ qui che vengono alla luce le prime delusioni, i primi conflitti che, se manca una reciproca capacità di comunicare, irrimediabilmente si amplificano.
L’innamoramento è dato dalle pulsioni, dall’istinto, dall’attrazione. Non è una scelta, ma un’esperienza temporanea, è sognare, è idealizzare l’altro. Il cervello si ritrova in uno stato di confusione, di produzione di endorfine, che ci fanno stare bene e ingigantiscono gli aspetti positivi dell’altro minimizzandone i difetti. Poi, gradualmente o all’improvviso, dalla totale fusione, si passa nuovamente ad essere due individui ben definiti e iniziano a sorgere problemi.
Per approfondimenti consigliamo il libro: Il metodo anticorna - ediz. Anteprima

Contenuto del libro

Perché tanti uomini e tante donne tradiscono il proprio partner? Ed è davvero possibile fare in modo che ciò non accada? Questo libro si propone di indagare le reali cause del tradimento e di porvi rimedio. Attraverso l'analisi dei meccanismi istintuali, del funzionamento del cervello, della comunicazione tra i sessi, del linguaggio del corpo, gli autori spiegano che cosa guida le nostre scelte in campo sentimentale e perché siamo continuamente portati a compiere azioni che rischiano di minare, anche in maniera irreparabile, il rapporto di coppia. Leggendo queste pagine, comprenderemo come per gli esseri umani la sessualità non sia una semplice funzione riproduttiva, ma investa pressoché ogni altra attività (dall'economia all'arte, dalla psicologia ai costumi e alle religioni). I nostri stessi corpi si sono modificati nel corso del tempo per accentuare al massimo le differenze tra uomini e donne. Proprio attraverso la descrizione di ciò che rende diversi o accomuna i due sessi, "Il metodo anticorna" ci aiuta a ricostruire un equilibrio oggi seriamente compromesso e a ritrovare quell'armonia che nasce dalla conoscenza di se stessi e del proprio partner e da una comunicazione realmente efficace.


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venerdì 26 aprile 2013

Nuovi strumenti per scoprire gli inganni


Corso Linguaggio del corpo e microespressioni - Maggio 2013 iscrizioni aperte

RIETI 18 E 19 MAGGIO
SALA CONVEGNI HOTEL SERENA


Tutte le info, programma in pdf e prezzi scaricabili sal nostro sito:
http://www.group.formaementis.net/corsi-di-formazione/linguaggio-del-corpo/

Pernottamento GRATUITO presso lo stesso hotel del corso, attestato finale, rifrequenza gratuita

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Di cosa si tratta

Raschiarsi la gola, toccarsi il naso, passarsi la lingua sulle labbra, portare una mano sulla nuca sono esempi di tutti quei segnali che produciamo quotidianamente con il nostro corpo, senza neanche esserne consapevoli. Generalmente siamo portati ad ignorare questi gesti e anche se ci dovessimo far caso non diamo loro nessun significato. Saper interpretare il linguaggio del corpo ti fornirà una chiave di lettura per renderti conto all’istante dell’impatto emotivo di un tuo comportamento, infatti potrai conoscere in tempo reale se i tuoi argomenti o le tue azioni saranno gradite dal tuo interlocutore o se invece suscitano rifiuto o anche tensione.

Diventa più abile a capire le persone e a scoprire le menzogne. Il linguaggio del corpo permette di decifrare la comunicazione inconscia dei nostri interlocutori, stabilire immediatamente un buon rapporto, essere più persuasivi e scoprire che ci sta mentendo.

Nessuno mente allo stesso modo, ma ogni bugiardo lascia comunque qualche segnale in grado di scoprirlo, insegnare le microespressioni è il nostro compito. Il corso ti darà la capacità di renderti conto di ciò che accade prima ancora che l’altro ne diventi cosciente! Queste conoscenze sono accessibili a chiunque grazie ad un metodo di facile apprendimento e prove pratiche. Il corso di Linguaggio del Corpo ti permetterà di essere più persuasivo nelle interazioni private e professionali.

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Orario:

1 week end sviluppato in 14 ore intensive

Sabato, 10:00/12:00 – 13:30/18:30

Domenica, 10:00/12:00 – 13:30/18:30

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Prezzi: euro 350,00 iva incl. e pernottamento incluso

Sconti: per avvocati, investigatori, forze dell'ordine, criminologi e psicologi (euro 50,00 di sconto)

Programma in pdf scaricabile qui:
http://www.group.formaementis.net/events/linguaggio-del-corpo-e-microespressioni-facciali/

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COME ISCRIVERSI AL CORSO

Inviare mail a info@formaementis.net
Per iscrizioni tramite bonifico richiedi il codice IBAN inviandoci una mail tramite la pagina dei contatti:
http://www.group.formaementis.net/contatti/

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DOCENTE:
Dr Pandiscia Fabio

Psicologo, Ricercatore e Master Trainer PNL, Autore di vari libri sul linguaggio del corpo e PNL, Coach Counselor con certificazione ISI-CNV. Imprenditore e Partner di varie aziende del centro Italia. Fondatore della scuola di formazione FormaeMentis dove svolge corsi di PNL riconosciuti da NLP International. Codificatore F.A.C.S. (Facial Acting Coding System) e Certificato METT Advanced by Paul Ekman Group. Ospite di vari programmi: radiofonici e Televisivi. Spesso intervistato da giornali e riviste come esperto di comunicazione e linguaggio del corpo. Fabio Pandiscia è l’unico partner in Italia di Humintell (USA) del dr. Matsumoto.

lunedì 15 aprile 2013

Autoipnosi e miglioramento personale


Questa settimana riportiamo con piacere un bell’articolo a cura del dr. Paret (direttore ISI-CNV) di qualche tempo fa.
Fisiologicamente, la fissazioni di particolari punti fisici nel nostro corpo può essere utile per stabilizzarsi ed accedere a stati più espansi del sé.
Le ricerche scientifiche mostrano come così facendo anche il funzionamento della mente si modifichi. Le onde cerebrali cambiano e possono raggiungere frequenze di tipo theta, proprio come avviene anche quando pratichiamo l’autoipnosi. In questi stati dell’essere è più facile allora aumentare progressivamente il proprio grado di coscienza ed accedere alla propria essenza.
Ma cosa è l’essenza? Possiamo definirla come quello che viene prima della personalità. Se noi vogliamo capire cosa viene prima della personalità possiamo guardare un bambino. Il bambino è nell’essenza. Non conosce ancora il mondo, non è programmato. La società, l’educazione, le vicende ci programmano. Crescendo il bambino comincia quindi a costruire degli aggregati di comportamento che chiama “identità” per sopravvivere. Queste rappresentano il modo in cui questi organizza le informazioni ed i dati che gli arrivano dall’esterno, o come alcune scuole le definiscono, le sue “strategie” fondamentali per andare nel mondo.
Se queste rimangono tali, maschere che adottiamo nelle varie situazioni, ruoli ed atteggiamenti comportamentali che assumiamo quando ne abbiamo bisogno, ma rimaniamo coscienti che siamo più di essi, va bene. Ma il più delle volte non è così, ci dimentichiamo di noi per lasciarci mangiare dagli eventi e situazioni esterne. Finiamo con il farci dominare da eventi fuori da noi, per perdere la calma, reagire con atteggiamenti di cui a volte ci pentiamo. Alcuni dicono “è la mia personalità”. Ma siamo più di essa.  Non dimentichiamo del resto che la parola “persona” deriva da un termine etrusco che vuol dire “maschera”. La personalità è infatti una “maschera” utilitaria, un prodotto delle situazioni e degli adattamenti. E, più si identifica con essa, più il bambino perde contatto con la sua essenza. Ad un certo punto quest’ultima non sembra neppure più accessibile, ed anzi, dal punto di vista dell’identità ormai assunta, neppure più desiderabile, perché in certi casi potrebbe significare scomparsa della maschera. Si ha paura di rimanere indifesi. E’ il momento in cui però, indipendentemente da come possiamo sembrare all’esterno sicuri di noi stessi, ci sentiamo però anche “inariditi”. L’identità è infatti un meccanismo psicologico che si orienta sull’esterno e, volgendosi in tal senso, l’essenza è percepita allora come un vuoto, un punto centrale attorno al quale si organizza, come un sistema solare, la personalità che però guarda fuori, come se volgesse lo sguardo nella direzione opposta al sole centrale. In tutto ciò vi è anche un significativo corrispettivo fisiologico.
Molte persone hanno infatti sensazioni di fastidio nelle zone corrispondente all’ombelico o al cuore. Per un risultato definitivo che elimini completamente tale senso di vuoto è allora preliminare risolvere le emozionalità bloccanti e/o limitanti e soprattutto le nostre “compulsioni” (che possono essere viste come “trances” esterne. Fatto questo diveniamo allora pienamente capaci di concentrarci col massimo frutto sul centro di noi stessi. Nella nostra scuola molti sono gli esercizi che lo permettono). Sono queste infatti che ci impediscono di prendere contatto con il nostro vero essere e ci staccano dalla nostra vera fonte. Comunque fin dall’inizio le pratiche che seguono hanno una loro sicura utilità. (a cura del dr. Paret, direttore Isi-cnv)

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lunedì 1 aprile 2013

Vuoi comunicare bene? Attenzione alla distanza!


È bene ricordare che non tutte le culture hanno le stesse regole, sia in fatto di gestualità che di uso dello spazio interpersonale. Ad esempio, se abbiamo occasione di notare un giapponese ed un europeo che conversano noteremo, dopo un po’, che inizieranno a vagare lentamente per la stanza: l’europeo arretrerà ed il giapponese avanzerà. Questo particolare “balletto” accade perché ognuno di loro vuole raggiungere quella che per lui è la distanza ottimale, secondo la propria mappa del mondo.
I giapponesi hanno una ridotta zona intima (al di sotto dei20 cm) e questo li porta ad avanzare, ma così facendo entrano nella zona intima dell’europeo (circa50 cm.), il quale si sente invaso.
Un altro esempio possiamo averlo notando come un europeo percepisca differentemente da un americano l’area del suo ufficio. In America, da anni le persone lavorano a proprio agio in uffici aperti, i cosiddetti “open office”: grandi sale piene di scrivanie a volte poco divise le une dalle altre. Per un europeo lavorare in un ambiente così vasto, senza porte, sarebbe deconcentrante.
Proviamo a pensare ad un telefilm americano che abbiamo visto di recente, in particolare concentriamoci su tutte quelle scene girate all’interno di qualche ufficio: di certo non ci abbiamo mai fatto caso, ma esiste una differenza enorme tra come un europeo ed un americano percepiscono il loro ufficio ed è una differenza che traspare anche dai film. I manager americani lasciano aperta la porta del loro ufficio durante il lavoro, per loro rientra nella zona “intima” solo la scrivania, al contrario degli europei, per i quali tutto quanto l’ufficio può trasformarsi  in “zona intima”. Questo determina comportamenti differenti quando si vuol entrare in un ufficio per chiedere qualcosa. Con un europeo bisogna prima bussare alla porta, attendere che l’altro dica “avanti” e poi entrare; con gli americani, dal momento che la porta è aperta, chiunque può assicurarsi con uno sguardo se l’altro è libero.
Se lo è, si accede attraverso la soglia aperta poggiando la mano sullo stipite, a questo punto si chiede se l’altro ha un minuto, se ha da fare scuoterà la testa, oppure dirà “Più tardi”; allora conviene andare via e tornare in un altro momento. Riassumendo, possiamo dire che, fintanto che il visitatore tiene una mano appoggiata allo stipite della porta aperta, non è entrato nella zona intima dell’americano, ma per l’europeo l’atto stesso che si apra la porta del suo ufficio, significa che si accede alla sua zona intima ed è per questa ragione che ciò non può avvenire senza il suo consenso.
Per approfondimenti sulle varie aree comunicative consigliamo il libro: “Comunicare bene, la comunicazione come forma mentis” – ediz. Psiconline

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martedì 26 marzo 2013

Trasferimento del blog sul nostro nuovo sito


Avviso a tutti quelli che ci seguono su questo blog.
Questo blog si sta trasferendo sul nostro nuovo sito.
 
Immagine
Se vuoi continuare a seguire i nostri post sul linguaggio del corpo e la PNL dovrai iscriverti di nuovo. Per farlo puoi usare il pulsante “FOLLOW” che troverai in fondo a destra nel nostro nuovo sito a questo indirizzo: www.group.formaementis.net 
spero ci continuerai a seguire.
un saluto
 
formae mentis group
 
————————–
dear follower
microespressioni.worpress.com blog is moving to our new site.
If you want to continue to follow our posts on body language and NLP will need to register again. To do this you can use the “FOLLOW” you will find in the bottom right corner to our new website at this address: http://www.group.formaementis.net
I hope we will continue to follow.
a greeting

lunedì 18 marzo 2013

Il linguaggio del bugiardo


Tutti mentiamo, ma mentire a differenza di quanto alcuni credono, è un processo difficilissimo, infatti i fattori che bisogna tenere sotto controllo sono numerosi, proprio per questo chi dice una bugia non riesce a controllare ogni aspetto del suo comportamento.
 Un osservatore esterno in genere, prende in considerazione solo il verbale del bugiardo, ma le parole, fanno parte proprio di quei pochi elementi che il bugiardo riesce a controllare di più e se come osservatori ci basiamo solo su questo dato, il bugiardo riesce a farla franca. Il viso è l’altro elemento che è in primo piano, sede dell’identità della persona e delle sue emozioni, anche la mimica facciale è uno degli elementi che il bugiardo riesce a controllare di più.
  Gli studi caratterizzati da questa attenzione rivolta al solo contenuto verbale hanno messo in luce che il bugiardo utilizza un linguaggio dal ridotto numero di asserzione ai fatti, inoltre le dichiarazioni false risultano più brevi di quelle vere e con minor riferimento alle esperienze personali, le menzogne fanno pochi riferimenti a persone, luoghi o eventi con un uso molto ampio di termini generici del tipo: tutti, ogni volta, nessuno, mai, ecc.
 In particolare il verbale del bugiardo è conciso, sintetico, incompleto, con enunciati brevi, privi di soggetto e con predicati sottointesi. Una strategia psicologica del bugiardo consiste anche nel non assumersi la responsabilità delle proprie affermazioni, spostando la sua attenzione su un contesto di riferimento esterno.
Un aspetto interessante è dato dall’interazione di chi mente, con il suo interlocutore, perché a questo proposito sono stati registrati anche cambiamenti significativi sul piano non verbale. E’ infatti in queste sede che sono stati registrati aumenti considerevoli di indizi di falso, ma la definizione di comportamento non verbale in questo caso non è uguale per tutti, ad esempio, per Argyle tale definizione comprende il contatto diretto, la postura, l’aspetto fisico, i movimenti gestuali e le variabili paralinguistiche (tono, timbro, volume, ecc.). In definitiva ciò che è importante nel differenziare una verità da una menzogna, resta l’incongruenza comunicativa tra il livello di comunicazione verbale e non verbale.
L’inganno si sviluppa non solo attraverso l’atto verbale della menzogna, ma anche attraverso comportamenti tesi ad incidere sulle conoscenze, motivazioni, aspettative dell’interlocutore. Se vogliamo interpretare questo punto di vista, possiamo dire che l’omissione di informazioni non è tanto una menzogna, quanto un inganno. La menzogna è un comportamento naturale, nel senso che compare molto precocemente nel repertorio comportamentale dell’essere umano, senza che esso sia sottoposto ad uno specifico apprendimento. La bugia, a dispetto della sua brutta reputazione, spesso facilita i rapporti interpersonali e a volte tende a rendere più scorrevole e rilassata la vita di relazione.
Il camuffamento della realtà, è un apprendimento che abbiamo appreso durane la nostra evoluzione, possiamo dire che la menzogna sta all’uomo come il mimetismo agli animali, e se seguiamo il ragionamento di Darwin possiamo affermare che se la menzogna ha resistito fino ad oggi, significa che è funzionale al nostro adattamento.

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